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In nova fert animus mutatas dicere formas corpora.
[L'estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi]
Ovidio, Metamorfosi



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scritto da cronomoto nel tempo 16:47
lunedì, 23 giugno 2008


Confessioni di un camaleonte impressionista
 cam
 
 
La sfumatura è un gesto. Si tratta di allungare una zampa, indietreggiare con cautela, appiattirsi assecondando il confine di un’ombra.
La mimesi non è  una  questione  di timidezza, ma di distanze.
Cercherò di spiegare, anche se non è semplice illustrare questi concetti a voi (che tutt’al più arrossite o impallidite).
 
Sono attratto, come è naturale, dai colori vicini, non  esplorati. Al tempo stesso però non vorrei abbandonare quello al quale mi sono perfettamente adattato: sogno di fondermi con entrambi e restare lì, a metà, per sempre.
E non crediate che parli a vanvera. Ho studiato le leggi sull’accostamento dei colori di Chevreul e ho vissuto un periodo visionario in cui mi sembrava di possederli tutti, ma poi ho capito che la mia era una solitudine o forse solo un'utopia.
 
Non c’è miglior cosa del distacco, mi hanno detto, smetterò di vivere in modo compulsivo sfumature e cambiamenti. Adesso mi sto dedicando alla cronofotografia: ogni istante è scandito, forzatamente distanziato dal precedente. Così potrò tenere sempre a mente che si può vivere benissimo allontanandosi da quanto c’era un attimo prima.
Ma, lo dico solo a voi (e anzi vi prego di non divulgare il mio segreto), presto andrò a vivere in uno Zoopraxiscopio,  così  non mi ruberanno l’illusione della vita.
O forse sì.


Q u i le mutazioni di Lemmaelabel
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categoria : ultimo neurone

scritto da cronomoto nel tempo 09:25
lunedì, 16 giugno 2008

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categoria : musica

scritto da cronomoto nel tempo 13:01
martedì, 10 giugno 2008



Un uomo meraviglioso: Carlo Berselli, alias Mariastrofa, le parole di Serena per suo padre 
qui



white
Ciao Strofa  
Vorrei riempire questo foglio bianco ma non so scrivere tutto quello che sento. 
Mi mancherai.


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categoria :

scritto da cronomoto nel tempo 06:45
sabato, 31 maggio 2008



NON E’ VERO
 
 
Non è vero che il capriolo ieri pomeriggio ha cambiato strada all’ultimo momento con uno scarto. Gli pareva bello quel sentiero in salita, costeggiava qualche casa, anche se sapeva che dalle case bisogna stare lontani.
La sensazione di aver imboccato la via sbagliata te la senti dentro. Da subito.
 
Ho sempre odiato i cancelli di ferro, aggressivi di lance rivolte verso l’alto, come da piccola odiavo i vetri in cima al muro di recinzione che mi impediva di vedere, ma mi insegnava a immaginare, solo a immaginare (tanto che è l’unica cosa che mi riesce di fare) ciò che succedeva nella casa di fronte, e lanciavo bambole, che detestavo, tricicli, macchine a pedali, soldatini, pur di scoprire chi vi abitasse, e invece qualcuno ordinava tutto in fila sulla porta di casa, il giorno successivo.
 
Sento come urla di bambino, mi precipito fuori e qualcosa si dibatte infilzato in quelle lance.
Lotto con zoccoli, pelo, muscoli, grida e occhi neri spalancati, per liberarlo; alla fine me lo ritrovo tra le braccia, senza vita.
 
Ma questa non è una storia vera. Le cose non possono essere andate così.
E’ forse vero che il capriolo ha scelto l’altra strada: quella che curva accompagnando l’ansa del fiume, d’argento, stasera, e finisce sulla casa di pietra e lamiere, al limite del bosco.
Sono sicura che di quel bosco nuovo e di chi e cosa lo anima sapresti scriverla, la storia vera, così potrei dimenticare questa.
 
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categoria : crono source code, cronoracconti

scritto da cronomoto nel tempo 20:45
mercoledì, 07 maggio 2008

Blended colours
 
Ti racconto questa storia perché vorrei che tu la scrivessi. Ieri, in auto, andavo a prendere mio figlio che tornava da una gita scolastica. La strada è quella che percorro spesso: due rotonde e poi avanti dritto fino al centro. I pensieri erano i soliti, appena scombinati da una buona notizia, inaspettata: testa leggera, un po’ di euforia incredula, trattenuta (così potrò tenerla accanto a me per un tempo più lungo), e la voglia di vedere come era cresciuto. Hai mai notato come crescono i figli quando stanno lontani, anche solo per qualche giorno?
 
Mentre affronto la seconda rotonda mi devo fermare: un Masai.
L’andatura leggera, il portamento, le vesti rosse e un atteggiamento quieto e insieme di sfida rendono irreale la città, incomprensibilmente vuota nel pomeriggio a tarda ora, e mi spingono a lasciarlo  passare. Svolta a sinistra e ci ritroviamo sulla stessa strada a due corsie, uno accanto all’altro. Per qualche istante affiancati, poi improvvisamente scarta, lasciandomi sola. La sua è un’eleganza straordinaria: è naturale e di chi sa che niente e nessuno potrà fermare la sua giusta corsa.
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categoria : crono source code, nomaps

scritto da cronomoto nel tempo 21:17
giovedì, 17 aprile 2008


           VITA DA FOSSILE  (un certo discorso)

 
 
Mi piacerebbe distendere la schiena ma lo spazio che ho a disposizione non lo consente: la sorte mi ha rinchiuso in un museo di scienze naturali, per proteggermi. 
Ma tu sai quanto è frustrante veder scorrere il mondo e non poter alzare un braccio e fare una carezza, né dire nulla? (E ce ne sarebbero di cose da raccontare dell’era terziaria, e della quaternaria).
 
Le scolaresche mettono gioia: mi sono spaventato solo quando i ragazzini arrivavano con i pantaloncini corti e uno strano copricapo nero; si sono evoluti grazie a scatolette minuscole che spuntavano dalle tasche assieme alla musica, ora ostentano oggetti piatti e lucidi ancora più piccoli ma con uno schermo enorme, pensano di avere il mondo in mano, e non sanno nemmeno cos’è un esoscheletro. Ma hanno occhi vispi, e ancora tempo.
Il custode, l’ultimo, dopo che se ne sono andati tutti si lamenta a voce alta dei problemi con il videopoker e con la moglie, e forse è per questo che nasconde con cura nello sgabuzzino un bottiglione di vino che non deve essere nemmeno tanto buono, secondo me.
Molti si lasciano ammaliare dai quarzi vanesi che brillano di luce riflessa, o da quella sciacquetta di resina: ambra, si fa chiamare.
Poi c’è la bambina che viene spesso, accompagnata dal nonno: la prima volta piangeva, silenziosa, oggi invece stringe piccole margherite, raccolte nel giardino del museo. Spero che la smetta di contemplare con i suoi occhi grandi lo scheletro del dinosauro a guardia dell’entrata. Magari  si accorgerà di me, quando sarà più grande.
 
(Vorrei averti seduta di fianco a me mentre guido, per andare chissà dove. Vorrei vederti mentre cucini, mentre leggi, mentre ascolti musica, mentre fai la doccia, ma non vorrei più vederti piangere. Vorrei ancora ascoltarti mentre spari le tue battute acide sugli pterodattili e tutto il resto, prenderei col sorriso sulle labbra anche quello che farebbe scappare a gambe levate un uomo, solo perché tu sei tu e non potresti essere diversa).
 
Penso a tutte le persone che vanno e vengono ogni giorno per vedere noi, perfettamente protetti, ormai invulnerabili ma sempre uguali.
Ho una gran fortuna, io: vedrò crescere altre generazioni di mondi, incerte ma vive, e ancora lei.
 
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categoria : ultimo neurone, cronoracconti, amori invisibili

scritto da cronomoto nel tempo 17:40
mercoledì, 09 aprile 2008


Appeso al cielo

 
Stamattina non riesco a concludere nulla, distratta dalle voci dei vicini che si stanno raccogliendo a capannello sotto le mie finestre, e non ci sarebbe niente di speciale se non il fatto che qualcosa ondeggia smisurato ed elegante sopra la terrazza.
 
Non è il caso, avevo detto: il soggiorno è abbastanza grande ma un pianoforte a coda, no.
Si insedierebbe a scapito delle geometrie conquistate in tanti anni; ho sempre amato gli spazi vuoti, lasciano la testa libera e poi non so suonare, anche se avrei voluto, mi sarebbe piaciuto. E’ meglio lasciarlo dov’è, avevo suggerito, sulle rive di quel mare freddo e impetuoso, sua congrua dimora.
 
Chiudo le finestre. Resti fuori, quel pianoforte, sarà stanco per il lungo viaggio ma riposi sospeso a mezz’aria: non sono tanto sicura delle sue note, limpide, sì, ma immagino il loro accumularsi una ridosso all’altra, a colmare ogni spazio.
Sono davvero quelle che vorrei si rovesciassero nella mia stanza?



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categoria : sogni, incubi

scritto da cronomoto nel tempo 21:07
lunedì, 31 marzo 2008


INVENTARIO
 




Li strappo via, uno a uno.
I primi oppongono resistenza: stratificati come lastre di pietra lavorate dal tempo geologico, segnano l’età. Sono ostinati, non è facile liberarsi dei pensieri che sono da sempre con noi, e oggi mi costa uno sforzo immenso accatastarli con le poche forze che ho, senza che si frantumino.
Scosto con attenzione quelli impressi dall’infanzia; li sistemo con cura, uno accanto all’altro, secondo i colori dell’arcobaleno e in base agli odori, ordinati per grado di nostalgia.
Piego meticolosamente gli strati di tessuto leggero, ormai consumati, che erano l’ala del mio parapendio; senza rimpianto li ripongo nella loro sacca.
Levo la pelle del lupo, soffocante, che non lascia passare la luce, mi sarà più facile avere chiarezza.
Scollo le trame cedevoli in cui sprofondavo, e le superfici respingenti, che mi isolavano da tutto. Arrotolo  sudari, teli umidi di pianto.
Rimuovo filtri festosi, facevano il sole bello: il mio occhio non sia ingannato dall’apparenza.
 
Ora i pensieri sono perfettamente catalogati, secondo criteri ineccepibili, non più confusi in quella consistenza che  era però  la consistenza delle mie giornate.
Hanno perso la loro andatura ampia e sciolta. L’anima è vuota, la mente è vuota, a dispetto di tutto l’impegno per questo inventario;  l’unica speranza è che  io sia in grado di riportare i miei pensieri composti e freddi a un nuovo disordine spontaneo.
 
 
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categoria : nomaps

scritto da cronomoto nel tempo 19:17
mercoledì, 26 marzo 2008


IL SOGNO DELLA MERIDIANA





Stanotte guardavo il cielo e ogni stella aveva un cerchio intorno.
L’ottimismo dei sogni, pensavo, mi stava guidando a immaginare uno scherzo del Sole (ieri l’avevo guardato troppo a lungo).
E invece era proprio cosa di stelle.

E se si trattasse di qualcosa di cui tutti sanno, ma rimuovono alla nascita?
Convocata quasi per burla, piccola come sono, osservo i grandi dischi e i loro compimenti silenziosi, e porto addosso il peso di questa scoperta.
Potrei mai diventare messaggero di questa notizia intollerabile? E ricordare che ogni notte la caduta delle stelle oltre l’orizzonte non è nient’altro che un preludio alla scomparsa, oltre la linea del tramonto, per ognuno di loro? Abituati come sono, a sparizioni costanti e ripetute, la fine arriverà più lieve.
Ma le stelle sono fiacche da tempo, si sentono inutili e si affievoliscono.

Proprio stanotte, però, hanno rialzato la testa e, decise, hanno iniziato a disegnare cerchi luminosi, l’una intorno all’altra. Ora volteggiano, roteando come dervisci, e si avvicinano lentamente.
Torno, da brava meridiana, ad aspettare il Sole. Dormite sereni, voi, anche se non sapete che spettacolo state perdendo.
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categoria : sogni, fini del mondo

scritto da cronomoto nel tempo 16:25
lunedì, 17 marzo 2008


Il cane che era diventato sordo
 

 


Sorridevano, il giorno che arrivai a casa: sostenevano che stavo perfettamente in un quadrato; mi prendevano in giro anche per quella macchia nera che porto da sempre con orgoglio come una benda da pirata.
 
Specchiandomi nella cisterna in pietra che raccoglie l’acqua piovana, ho visto le mie linee allungarsi in pochi mesi, e regalarmi una compostezza bianca di statua, di cui ancora oggi che sono vecchio vado fiero.
Qualche tempo fa sono diventato sordo: loro dicono così; da parte mia so solo che non riesco più a svolgere il mio incarico. Hanno cercato di capire perché, hanno provato a curarmi, senza successo. Poco cambia, se chi ti sta a fianco ti avvisa di ogni pericolo e si fa carico anche della tua parte di lavoro.
 
Oggi se ne è andata la mia compagna, in silenzio. Lui è venuto a prenderla (aveva gli occhi lucidi).
Ho tanta rabbia, ora, e sono tornato a difendere con unghie e denti il giardino, e abbaio di nuovo contro ogni piccolo rumore e tutto ciò che è fuori, non voglio che mi porti via più niente.
 
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categoria : crono source code, cronoracconti